Il gruppo formazione è nato nel marzo 2009 in occasione dell’Assemblea annuale CAMAP.
Uno degli scopi del CAMAP è quello di creare momenti che aiutino i facilitatori e quanti operano nei gruppi a confrontarsi con altri e con questi crescere e superare i momenti di difficoltà o semplicemente condividere la propria esperienza con più persone, anche al di fuori del proprio ambiente o territorio. La formazione quindi è intesa non tanto come didattica ma come confronto e scambio di esperienze tra quanti sono impegnati nella conduzione di gruppi AMA.
Nella prima riunione tenutasi in maggio ci siamo chiesti quali spazi volevamo colmare.
Subito è stato individuato il vuoto più evidente: l’Università.
Abbiamo quindi deciso di cercare di contattare Docenti universitari attraverso i quali introdurre l’AMA entrando poi, appena pronti, direttamente noi come docenti esperti in materia.
Troppo ambiziosi? Noi pensiamo che il sapere scientifico-universitario sia indispensabile per trasmettere l’esperienza dell’AMA e pensiamo che nessuno meglio di noi che lo pratichiamo sia meglio preparato per diffondere la tecnica.
E’ stato deciso quindi che Silvana, Oriana e Nara attraverso le loro conoscenze prendano contatto con la Facoltà di Psicologia, Sociologia, Scienze dell’Educazione, Scienze Infermieristiche, ecc.
Intanto si è deciso di organizzare a livello regionale due seminari (primavera, autunno) rivolti a facilitatori del Piemonte, in cui, con l’aiuto di docenti, si possa avere uno scambio di esperienze e la creazione di linee guida sulla figura del facilitatore. L’idea è di proporre un momento di approfondimento di argomenti a livello accademico, ma che sia anche un’occasione di discussione in gruppi in modo da allargare idee e competenze.
Inoltre creare una realtà di mutuo aiuto anche tra i facilitatori ed estenderne il ruolo anche all’interno della comunità dove si trova. L’obiettivo è quello di avere un ruolo a livello della comunità di appartenenza, nelle politiche sociali e culturali.
Il 28 novembre a Torino si è svolta la prima giornata di formazione dal titolo”la solitudine del facilitatore: risorse e soluzioni possibili” .
Docenti la dott.ssa Norma De Piccoli ( Psicologa-Facoltà di Psicologia) e il Dott. Silvio Venuti (Psichiatra – Università di Torino).
Vi hanno partecipato circa 40 persone: un numero considerevole che testimonia il bisogno di momenti come questo.
I relatori hanno dato molti spunti per la discussione e anche qualche soluzione ai problemi.
In particolare la Dott.ssa De Piccoli ha sottolineato l’importanza della supervisione e del confronto, ma anche della gratificazione e del riconoscimento per non incorrere nel burnout.
Il Dott. Silvio Venuti ha parlato di regole del Gruppo e differenze tra facilitatori spontanei e istituzionali.
I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi con ognuno un facilitatore.
Il primo gruppo, con Nara facilitatrice , era composto da quasi tutti facilitatori o potenziali facilitatori spontanei. Ci si è subito chiesti come si diventa facilitatori, chi ti da l’etichetta?
Le esperienze portate da alcuni hanno confermato che si diventa facilitatori “sul campo” perché si ha capacità di ascolto, accoglienza e disponibilità oppure si diventa facilitatori dopo un percorso di formazione nei gruppi.
Importante non confondere il Gruppo e l’Associazione: si è chiarito che il Gruppo è un luogo in cui vi è condivisione e scambio di esperienze ad un livello molto personale e profondo, da non confondere con l’Associazione che invece è luogo di sostegno anche tecnico o informativo, ma più generale e non intimo.
Altro argomento accennato (e che avrebbe bisogno di un approfondimento magari in un prossimo seminario) e quello se il facilitatore debba o meno condividere il disagio o la situazione dei componenti il Gruppo. Si è giunti alla conclusione che se si condivide è più facile, ma non è sempre necessario anche perché compito del facilitatore è quello appunto di facilitare e stimolare la comunicazione.
La conclusione del Gruppo è stata: noi facilitatori siamo delle spugne, assorbiamo assorbiamo…e ogni tanto dobbiamo essere strizzati. Una giornata come questa è un modo per strizzarci.
Carolina Nara Velludo
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